Crollo Ponte Morandi

Chi non ha fatto almeno una volta il ponte di ponte di Brooklyn genovese?

Quando lavoravo a Torino era una tappa obbligata. Se dalla Toscana vuoi andare in Piemonte, Francia, Spagna, diciamolo chiaro: non ci sono alternative, devi fare il Ponte Morandi che attraversa Genova, pagando anche una bella cifra alla società autostrade. Ho sempre cercato di attraversare il ponte velocemente ma spesso ho trovato la fila, cosa che mi inquietava. Ma come fa’ a cadere un ponte che oltre ad unire Genova e’ un nodo cruciale della viabilita’ d’Italia? Le risposte stanno arrivando gia’ dalla politica, con le solite polemiche e dai quei giornalisti che fanno sciacallaggio mediatico. Prima ci dovrebbe essere il rispetto per quelle persone che hanno perso la vita, vedendosi la strada volare giu’, come volate sono le loro vite ingiustamente. Morti ingiuste come tante altre morti che ci sono state; causate da disastri che si potevano evitare. Non le menziono perche’ la lista sarebbe lunghissima. Ma in conclusione dove sta’ il colpevole? A mia modesto parere da umile Geometra l’ingegnere Riccardo Morandi progetto’ un’opera innovativa per l’epoca. Ricordiamo che il problema era l’attraversamento del fiume fiume Polcevera con gravi problemi di esondazione. Negli anni 60 il progetto di calcestruzzo armato precompresso era la soluzione piu’ avanzata. Negli anni successivi si e’ capito che certi strutture in cemento armato hanno un ciclo vitale breve e necessitano di molta e onerosa manutenzione. Riccardo Morandi che nemmeno poteva prevedere il passaggio e il carico dei giorni nostri, era il figlio del concetto che con il cemento si risolveva tutto. L’ Italia e’ stava invasa dal cemento, con il cemento armato sono state fatte anche le case sismiche che poi crollano come cartoline. Praticamente sono 100 anni che in Italia si costruisce male pensando di farlo bene. Quanti ponti, viadotti, quante case costruite negli anni 60 che sono ormai vecchie. Considerando poi il rischio sismico oltre a quello idrogeologico sembra assurdo vedere dei piloni alti 90 metri sopra i tetti delle case. Diciamo la verita’ Genova e’ una citta’ dove la natura e’ stata umiliata, come se l’uomo fosse sopra di essa. Cemento che si alza verso il celo e copre corsi d’acqua. Non c’e’ piu’ spazio per la natura. Ma l’uomo non fa parte della natura? In quanti parti d’Italia lo spazio verde viene consumato per gettare asfalto e cemento, nel nome di un progresso che in realta’ e’ un regresso, la cui eredita’ sara’ povera. I nostri figli giocheranno su un campo non verde, respireranno l’aria filtrata da una anvanzata centrale a biomasse, vedranno un orizzonte dove il cemento copre ogni cosa. Tutti questi disastri nascono da un concetto sbagliato. Non dovrei avere paura ad attraversare un ponte, non dovrei avere paura a stare in casa perche’ un ponte casca o un treno deraglia (Strage di Viareggio) non dovrei avere paura dei terremoti, ne dei torrenti in piena. Non dovrei avere paura.

 

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