Gioca la tua carta all’estero

jolly

Gioca la tua carta all’estero se non hai altre possibilità.

Nei precedenti post ho parlato di argomenti per me fondamentali. Il primo riguarda il cercare un qualcosa che piace. Può sembrare banale ma è il modo migliore per uscire dallo quello stato d’angoscia che ti porta la disoccupazione. Il secondo punto riguarda la burocrazia. Una burocrazia invasiva ferma sul nascere ogni buon nuovo progetto lavorativo. Nel mio piccolo posso confrontare l’Italia con L’Inghilterra e ti posso confermare che nel paese oltre Manica la burocrazia è più snella. Questo è indispensabile per portare avanti una propria idea. In Italia invece ti trovi subito nella morsa tra permessi, tasse, inps(una vera tassa per le nuove attività), studi di settore, ecc. Gli studi di settore sono una grande cavolata. Se tu sei un artigiano e secondo gli studi settore dovresti dichiarare 20, dichiarerai 20 anche se fai 40 mentre se fai 10 il commercialista ti suggerirà di dichiarare 20 per evitare controlli. In questo modo chi incassa di più evade e chi incassa meno si trova al fallimento perché non può pagare tasse per quello che non ha incassato. Se l’attività riguarda il settore  alimentare (bar, ristornate, ecc) gli ostacoli saranno ben peggiori. E’ vero in Inghilterra si vedono locali che in Italia non potrebbero mai aprire. Ma è giusto o sbagliato? Non pensare che qui in Uk siano più indietro anzi il concetto di fondo e che se lavori produci ricchezza. Per questo motivo trovi spazio ai tuoi progetti e le nuove idee sono bene accettate. Però la scelta di andare all’estero non è così facile e ci sono molti fattori da valutare di cui vorrei parlarti in seguito. Mi preme soffermarmi sul fenomeno dell’emigrazione che in Italia sembra cresciuta in questi ultimi anni. Da sempre si è sentito parlare dei cervelli in fuga. Laureati dottori ecc che in Italia farebbero la fame. Però il fenomeno può diventare all’armante se troppe persone scappano all’estero per trovare una sistemazione. Questo provoca la vera povertà di un paese. Le persone che vanno e si creano una nuova vita altrove non rientreranno così facilmente nel paese di origine anche se qualche politico o qualche portavoce giornalista dichiarasse finita la crisi. In questo caso la crisi non sarebbe solo finanziaria e  servono anni per rimediare e formare una nuova forza lavoro adeguata.

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Filed under Diario di bordo

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