“Miriordo” Egisto Malfatti

Egisto Malfatti

In questo giorno di Carnevale, lontano dalla mia città natale “Miriordo” il poeta cantautore Egisto Malfatti che in una vecchia canzone “Cento case e una via” ricordava che “Chi s’arrabatta all’estero vol dì che è nato qui”.

Il Carnevale di Viareggio è conosciuto sopratutto per i grandi carri allegorici che sfilano sul lungomare, ma esiste una vera è propria tradizione fatta di poesie e note. Ancora lungo i corsi mascherati a Carnevale si sentono vecchie canzoni di inizio 900 fino a quelle dei giovani cantautori odierni. Egisto Malfatti morto nel settembre 1997 rimane il maestro per tutti:  poeta, attore teatrale, cantautore e regista italiano. La sua attività artistica è principalmente legata al Carnevale di Viareggio ed in special modo al sua manifestazione teatrale chiamata Festa della Canzonetta.

“Miriordo” mio padre, Umberto Nuti, che faceva volontariato in una casa di riposo chiamata affettuosamente dai Viareggini “Poveri vecchi” dove Egisto ha visto chiudersi per l’ultima volta il sipario. Nato oltre cento anni prima ha regalato a Viareggio poesie uniche che ogni città vorrebbe dedicata.

Oggi “Miriordo” una di queste poesie:

“Primavera son verdi le foglie, son verdi le voglie, son verdi i perché.
Con il sole che bacia le soglie odiate spardiglie non fate per me.
Oggi è il giorno di San Benedetto e sotto il mio tetto sapete che c’è,
c’è una rondine bianca sul petto c’è un nido già fatto venite a vede’.

Colle fave c’è bono il formaggio profuma Viareggio di rose e pansè;
ogni sera nel bene di Maggio d’amore un messaggio purissimo c’è.
O gran madre del Cielo Regina Viareggio s’inchina prostrato ai tuoi pie’,
io però le cantavo bambina perché la scambiavo Beppina per te.

Miriordo è il pensiero che vola, vola verso una favola blu.
Miriordo è quel banco di scuola dove un giorno sedevi anche tu.
E’ la piazza davanti alla Chiesa, è la mia con la tua gioventù,
è la debole lampada accesa, la porta socchiusa sul tempo che fu.

Al Balena ci vanno i signori Salviati, Ginori, Bertolli e Garè,
al Colombo curati e priori, le monache al Dori dal tocco alle tre.
Pattaioni bisunti arroganti un vò più bagnanti però sai com’è
semo poveri i debiti èn tanti sensali su canti pensate anche a me.

Ferragosto cornetti e briosce, fra puppore e cosce la ciccia che c’è.
Il patino, signora, non esce col mare che cresce rimane dov’è.
In carrozza, da Berto guidata, da pogo è passata Madama Dorè
co’ budelli dell’ultima ondata va in giro agghindata per falli vedè.

Miriordo è il pensiero che vola, vola verso una favola blu.
Miriordo è quel banco di scuola dove un giorno sedevi anche tu.
E’ la piazza davanti alla Chiesa, è la mia con la tua gioventù,
è la debole lampada accesa, la porta socchiusa sul tempo che fu.

Grigio autunno languori d’amore le sere per ore si stamo a guarda’.
Se domani ti porto a fà more tu’ madre se occorre Che cosa dirà?
Non badare se Egisto t’attesta, non dire mai basta fin lì ci poi sta’,
Ma se vol qualcos’altro, Mercede lu’ prima di gode ti deve sposà.

Di mi’ padre le lettere stinte che scrisse dal fronte pensando a mi ma’.
Delle giostre le donne dipinte dell’ottovolante la velocità.
Del balletto, il costume azzardato del cinema muto le fatue beltà.
Il sapore del primo peccato da me confessato, ma solo a metà.

Miriordo è il pensiero che vola, vola verso una favola blu.
Miriordo è quel banco di scuola dove un giorno sedevi anche tu.
E’ la piazza davanti alla Chiesa, è la mia con la tua gioventù,
è la debole lampada accesa, la porta socchiusa sul tempo che fu.

Un presepio col Bamboro rotto ci vole il panciotto col freddo che fa.
La scabodda, la strega, linchetto l’orribile aspetto dell’eternità.
La mi’ nonna sdraiata sul letto, l’impiastro sul petto, la tosse che ha!
Le’ vorrebbe arrivà a novantotto, ma il medico ha detto che un ce la farà.

La civetta ha cantato stanotte spirata è alle sette l’Adele del Re
e in cucina da quando èn le sette che odore di latte bruciato che c’è!
Una croce, un lumino, un ritratto, du’ fiori, uno scritto lì dentro chi c’è?
C’è la vita; la vita, oh bimbetto, che tutt’ad un tratto s’è messa a sede’.

Miriordo è il pensiero che vola, vola verso una favola blu.
Miriordo è quel banco di scuola dove un giorno sedevi anche tu.
E’ la piazza davanti alla Chiesa, è la mia con la tua gioventù,
è la debole lampada accesa, la porta socchiusa sul tempo che fu.” – Egisto Malfatti

Vedi il video storico “Miriordo” .

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2 Comments

Filed under Critica, Place

2 Responses to “Miriordo” Egisto Malfatti

  1. Leo

    Grazie, sono stato a Viareggio ma non sapevo tutto questo.

  2. Laura

    Stupenda poesia un vero poeta

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